Non vi sono tramonti naturali nella memoria di quelli come me.
Assistiamo al potente spettacolo dell’universo da una loggia troppo alta del teatro. E la sottile linea rosata sull’orizzonte dei nostri sguardi non altro è che un semplice riflesso virtuale di un desiderio. Stavo nella sala dei ricordi per questo, quella sera. Contemplavo una luce sgorgante dal grande diamante centrale come acqua nativa di montagna, ma non ero solo. Accanto a me vi erano altri ufficiali, tutti rettili.
- Ieri ho ancora fatto quel sogno…- mi confidò Hemeyunn, una ragazza di qualche anno meno di me, un capo manipolo delle unità mediche. La donna aveva un’aria stanca e afflitta, mentre si aggiustava l’asciugamano immacolato sulle spalle. L’aiutai a calzarlo, quindi le dissi:
- Perché dobbiamo sbatterci così per qualche sogno?
- Ma ogni santissima notte!! Ti rendi conto?? Perché?
- A dire il vero non lo so il perché… Ma piano, piano, in quest’astronave tutti stiamo scivolando verso questi …sogni…-
- Che cosa vuoi dire? Che stiamo facendo tutti lo stesso sogno?-
- Ne abbiamo parlato…Sì. Sempre quella donna che scappa disperata sul crinale di una collina, con un piccolo avvolto in fasce di fortuna. Tutti e due sono coperti di cenci, disperati, Fuggono, senza voltarsi indietro, come se la morte li braccasse senza pietà…
E il capo manipolo:
- E il sole? Non c’è sole in quel sogno. Tutto ha una luce opaca, fredda, talora riesco a vedere anche l’inseguitore…
- Ah sì? Questa è una cosa nuova…dimmi.
Lei: - Non è molto chiaro, sembra un gruppo di … hai presente i cavalieri templari umani? Quelli che si vedono alla televisione…con le armature bianche e crociate…-
-?? Sì…ho in mente quello che dici: i Templari.
- I Templari, certo. Ma non li vedo in volto, hanno gli elmi. E un emblema viene portato avanti alla squadra degli inseguitori, da uno dei cavalieri.. E’ un’aquila…un aquila col le ali spiegate, e nel suo petto vi è inciso il muso di un leone…
- Uhm… tutti animali terrestri.
- Sono familiari, d’altronde stiamo studiando la natura terrestre da una vita.
- Già…- feci, sospirando. – Ora fa’ silenzio! – scattai in piedi. La ragazza si spaventò, ma poi capì il motivo del mio sobbalzo.
- Il Comandante!- urlai.
Nella sala si era avanzata la figura imponente ed enorme di un Vescovo. Tutti saltammo sull’attenti.
Il Vescovo si arrestò sull’ingresso. Mi lanciò un’occhiata quasi torva, con i suoi occhi grigi e freddi come laghi di un pianeta senza vita.
- Anhayan…devo parlarti, raggiungimi sul Ponte della Guardia.- fece, secco,
senza indugi. Poi si voltò, lasciando fluttuare il grande mantello nero sulla schiena mentre si allontanava. Scattai sull’attenti.
Non appena fu lontano, fuori dalla vista, ci rilassammo tutti.
Il medico mi guardò preoccupata: - O dio, chissà che vuole da te, con quel tono!- mi disse.
Scossi il volto, rispondendole: - Non so… forse il soffio di qualche spione…- dissi, pensando al prete umano e al nostro breve confronto dialettico.
Mi apprestai nel percorrere l’infinito corridoio che separava la nostra area dall’abitato dei nostri superiori. Un peso mi portavo, come un pellegrino sulla via romea: l’obolo della mia coscienza al mio dovere di ufficiale. Alla fine quel fardello lo avrei dovuto spendere in un modo o nell’altro: pagandolo in pegno di una vita senza più troppi problemi morali, oppure lasciandolo laddove avrebbe conosciuto la sua vera sorte: alle fonti della mia vita, una volta scoperto dove fossero.
Il portone grigio rifletteva una luce densa e metallica sulle pareti esterne. I triangolo accoppiati indicavano che ero davanti alla sala del mio Superiore.
- Sua Eminenza, eccomi a rapporto. –
Scattai sull’attenti.
L’imponente corpo del Principe ammantato di nero, mi era di spalle. Attesi in un mortale silenzio la sua voce. Ma per alcuni istanti non udii nulla. Rimasi lì, aspettando la sua voce. Egli scosse il capo, quindi maestosamente si voltò verso di me.
- Anhayan, tu sai quale è il tuo destino?
Mi chiese, con il timbro roco e profondo di questi esseri.
_- Signore? Non…non capisco.
- Il tuo destino. Il tuo giuramento, Anhyan
- Il mio giuramento? Sono un Capitano della Sacra Armata Siriana, mio Signore.
- Infatti. E per chi combatti?
- Per il Sacro Regno di Sirio, Signore.
- Certo…- fece, con una calma sinistra.
- Signore…non capisco…
- Perché, cosa c’è da capire, Anhyan?
- Il motivo per cui mi ha chiamato a rapporto.
- Ti ho chiamato qui, Capitano per sincerarmi su una fastidiosa storia.
Capii allora che il prete aveva soffiato tutto sulla nostra conversazione. Cercai di evitarmi le ire funeste del Vescovo, anticipando con la mia versione, la faccenda.
- Signore, posso parlare?
- Parla
- Se la storia fastidiosa si riferisse alla mia abitudine di intraprendere disquisizioni filosofeggianti con i prelati umani…
- In effetti. Mi spieghi cosa c’entra il tuo destino di soldato del regno con la filosofia?
- La filosofia, signore? La filosofia…nulla. Non serve a nulla. Ma la mente conserva l’istinto di pensare. Anche in guerra.
- Se quell’istinto persevera in pensieri che allontanano dalla certa via indicata, non è contemplabile nei nostri pensieri.
- Ma io…chiedo scusa, Signora, cosa vi farebbe pensare che io mi stia allontanando dalla Via?
- Il sacerdote mi ha riferito che durante il rito non osservi la contemplazione alla Kabbà. Questo è altamente sconveniente, specie per un ufficiale, che dovrebbe essere d’esempio per il resto dell’esercito.
- Se è solo questo, Signore…Dissi al prete umano che la mente spesso vaga nell’infinità della volta sacra, attratta dall’estasi della contemplazione…non sempre gli occhi fissi su un punto indicano la vera meditazione…-
- Ti sbagli, Anhyan. La mia specie conta cento milioni di anni di storia, e da questa immensità temporale ha dettato i principi per il culto di Jehovea al resto dei popoli nell’universo. La Legge è stata portata negli angoli più oscuri dei mondi abitati, perché essi non cadessero nel caos e nella barbarie. La Legge è stata affidata al Sacro Esercito del quale tu sei parte, perché fosse rispettata senza appello alcuno. E’ di infinita importanza che il culto da noi imposto ai nostri soldati venga rispettato fin nei dettagli più impercettibili.
- Capisco…ma… cosa vi è di sbagliato nello scegliere il pellegrinare del proprio sguardo anziché la fissità della pupilla, per seguire la contemplazione…?
- Cosa? Tu non puoi neppure affacciarti alla sua importanza. Noi abbiamo innanzi l’intera causa di questa necessità, ma non tu, né gli umani, né alcun’altra specie potrebbe capirlo. Hai invocato un giuramento un tempo, ricordi?
- Lo ricordo, Signore…certo.
- Bene, allora dimmi come finisce…
- Come finisce? Sì…finisce così: ‘ Per Allath, Shalzad, Ammant, mi siano vicini gli Anunkat, invoco la clemenza di Jehovea e delle sue genie, mentre giuro di difendere strenuamente il sacro verbo del Regno Unificato di Sirio, di combattere per l’inviolabilità del suo soglio, senza lesinare nulla di me, sino a versare il mio sangue e lasciare agli dei creanti il mio ultimo respiro. Giuro questo, e se non dovessi, per viltà, rispettare questo giuramento, venga io maledetto e mi si sfasci la Casa, la mia gente mi rinneghi, la mia terra mi affami.’ … Ecco, termina in questo modo il Giuramento, signore.
- Bravo…ottima esposizione, sono colpito dalfatto che tie ne ricordi in modo così nitido – esordì il Vescovo. – Il Tradimento è una cosa indecente. Ne convieni?
- Il tradimento? E’ un atto orribile, certo, Signore.
- Indegno per un combattente. Ancor più se questi è un Capitano delle fila di un esercito sacro al tempo e agli Dei.
- Ne convengo – Cominciavo ad aver paura, la voce del vescovo era paternalistica, ma anche di una calma irreale.
- Non aggiungo altro, comprendo la tua intelligenza. Mi aspetto molto da te. Un Capitano ha un valore infinitamente superiore rispetto a un semplice servo dell’altare. Per me i meriti acquisiti sul campo di guerra non sono la stessa cosa di quanto è stato arraffato politicamente…Ora va pure. Sono certo della tua assoluta fedeltà.
- Grazie Signore – scattai sull’attenti, e obbedii, uscendo dalla sala.
Tornai verso la nostra area. Ripercorrendo il tunnel mi parve di udire ancora quelle parole del Vescovo, risuonare, tetre nella mia mente… E l’acclamazione della sua fiducia sapeva del suo contrario…
Test PaintTool SAI
6 anni fa
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