“La realtà manca di un anello di giuntura.”. Esordii, mentre il prete umano,
avvolto in una tonaca immacolata, emetteva i suoi strali contro le striscianti tendenze eversive di alcuni soldati come noi. Cosa avesse da imprecare, me lo chiedevo in silenzio. Avevamo combattuto, ricambiando la cortesia del nostro ospite, giunto sul nostro mondo tempo fa, e per secoli avviluppando le nostre terre con poderose catene psicologiche. Voi cosa credete? Prigionieri si diventa. Nasciamo liberi, ma poi una ferma volontà interiore ci corrompe l’istinto, trascinandoci in un mondo di regole, e imposizioni su livelli sempre più alti del nostro volere. Alcuni filosofi umani come il prete, chiamano questa discesa verso la sudditanza a noi stessi: ‘ Contratto Sociale’.
Il Contratto Sociale è in effetti l’anello mancante della realtà. E’ vero, molti animali sono gregari e si impongono regole di vita. Un lupo verrebbe sbranato dai suoi simili se non mettesse in atto le regole del suo branco, oppure morirebbe da solo, di stenti, in un inverno ghiacciato. Ma per un Lupo il Branco è dentro di se.
- Cosa ti è accaduto, Anhayan? Sei strano, in questi giorni sembri più..polemico.
Il prete mi chiamò dopo la celebrazione rituale, in disparte, dentro gli uffici della sagrestia.
- Polemico? Vossignoria, non capisco.
Feci, prendendo tempo
- Te lo spiego. Sembri perso, con lo sguardo fisso verso la volta della chiesa…Cosa stai cercando? Cosa ti distrae?
- Vossignoria vuole dirmi che osservo un altro punto, che non è la Kaab?
- Ci siamo capiti. In genere i rettili osservano la Kaab e il suo punto vuoto per contemplare le magnificenze del Signore.
- Le magnificenze del signore, vossignoria, essendo infinite, possiedono infiniti passaggi, non sempre, credo vadano a finire nel buco della Kaab.-
- Vedi cosa dico? – sbottò stizzito l’umano. – sei polemico! La Kaab non è un buco!-
- La Kaab è un punto d’ingresso, vossignoria, Voi lo sapete bene. Ma cosa sia per me, come faccio a esserne, io stesso, certo? E come può esserne sicuro un essere umano? Ascoltate, vossignoria, quante volte risuona la parola ‘essere’ nei nostri discorsi?
- Basta…questi non sono discorsi di un soldato! Avrai problemi seri se continui a pensare con questa testa.
- Se mai qualcuno me la toglierà.
- Ah, se continui in questo modo, la cosa accadrà presto, stanne sicuro.
- Il problema ora, non è se la mia testa verrà persa, o meno. La questione è stabilire l’accesso della scia divina nella Kaab. Perché l’essenza di dio, deve pessere costretta a passare attraverso quel cerchio di pietra? Forse dio non è libero di entrare dove gli sembra più consono?
- Madre di dio… Questo è il primo sauro con cui parlo di dio!
- Sauro? Io sono un sauro come lei voi siete un gorilla.
- I gorilla sono solo affini geneticamente all’uomo
- Anche i sauri sono solo simili a me.
- Va bene, tralasciamo il discorso sulle origini delle specie.
- Sì, trascuriamolo. E vogliamo dire alla coscienza di dio quale strada percorrere?
- No, con te non mi ci metto a parlare di teologia.
- Ma questa non è teologia. Secondo vostra signoria che cosa sarebbe?
- Discorsi fumosi attorno al nulla
- A me sembrano parole spese attraverso la cognizione di quanto stiamo vedendo ora.
- Appunto cos’è che stiamo vedendo? Nulla.
- No, stiamo contemplando il pensiero di dio e le sue infinite propaggini.
- Senti, figliolo, per me dio, non è un pensiero. E’ un concreto aspetto della realtà, è la realtà.
- La realtà? Se io fossi cieco, per me esisterebbe la cognizione del colore?
- Certo. E’ nella nostra memoria.
- Sì, ma potrei indicarlo? No…neppure se potessi descriverlo a parole. Prendiamo il colore rosso. Potrei spiegarvi: il rosso è il colore che fa infuriare i tori. Ma io sono un sauro, come dite voi. E non conosco la corrida. Quindi non posso parlarvi in quella maniera.
- Sì…ma non capisco dove vuoi arrivare.
- La realtà vista è la congiunzione fra altre infinite realtà. Diversi punti di vista… Ma nulla. State tranquillo. Non vi importunerò più, e durante la liturgia cercherò di rimanere più presente.
Mi levai dallo scanno, e con il suo permesso mi congedai dal prete. Ero certo che il prelato sarebbe subito andato dal Vescovo a riferire sulla nostra discussione. Non si sarebbe infatti potuto esimere dal dovere di informare il suo superiore diretto, di un simile comportamento da parte di un soldato.
In cortile al tramonto presso il pozzo centrale, solitamente si anima un’intensa vita sociale. Smessi gli abiti di servizio, ritrovati i comodi vestiti di sete e stoffe d’altri mondi, ci lasciamo trasportare nella sera senza accendere fari o lampioni, ma solo i lumi irrogati dall’olio di una pianta sempreverde. I lumi trasmettono l’aria della sera, attraverso l’odore lievemente acre del loro bruciare. Sentendo quei fumi disperdersi nelle vie e nelle caserme, sai che l’ora del riposo sta raggiungendoti.
Stavo godendo di una cedrata fresca e addolcita con del miele, mentre i fuochi della cena si stavano alzando lungo l’orizzonte della campagna. Mi chiedevo, ormai quasi ogni sera, quanto di tutto questo fosse naturale. Perché dovevo rilassarmi su quei pochi minuti, immaginando il mio mondo come il riflesso di un cortile e un chiostro attorno a un pozzo?
- Ayhan… cercavamo te!
Mi girai verso l’origine della voce, era Ghamall. Un rettile della mia stessa genia, nato come me dalle stesse linee di sangue.
- Mi stavate aspettando?
- Sì, ricordi il nostro impegno?
- Ah! Sì, sì. Scusa ero soprapensiero e mi son perso! Certo, arrivo subito, va pure a dire agli altri che sono pronto! – Feci, in ansia per un appuntamento quasi del tutto obliato.
Indossai un soprabito di panno leggero, adatto per proteggere le spalle dallo sfregare della tracolla. Quindi mi accollai la Shurana, e mi apprestai a raggiungere i miei amici.
Suonammo sino al primo chiarore dell’alba, quando i raggi del sole si fecero via, via, bollenti, decidemmo di concludere il nostro piccolo concerto in piazza.
Ormai erano andati tutti a riposare, e a me non rimanevano che due ore, prima di riprendere servizio.
Non so perché perdessi tutte quelle ore di sonno nel disperato tentativo di fare musica, ma lo facevo. La musica si perdeva ovunque nelle calde sere estive, fra le rocce ancora roventi del giorno, nei corpi tesi e sudati dalle fatiche, nelle gole umide di cedrata e miele. Forse era questo che cercavo: rendere vivo il mondo. Il nostro mondo, quella piazza, cioè, con un pozzo al centro, circondata dal chiostro, chiusa al resto della realtà.
Riposi, dopo averla curata con del grasso di palma sulle corde, la mia Shurana. La richiusi nel fodero, e la misi su una mensola del muro.
Ero solito tenere appesi degli articoli di giornale, che stampavo dal mio computer, sullo stesso muro della mensola. Li tenevo lì, quasi volessi affrontarli in una sfida muta. L’ultimo era un resoconto di un utente delle pagine virtuali:
‘ Il Sokoz decide di porre un limite alle emissioni di suoni nelle manifestazioni tribali: ancora nuovi divieti circa gli strumenti tradizionali dei rettili non appartenenti al Sokoz. Altri tre strumenti sono stati messi al bando. Da oggi questi strumenti musicali sono assolutamente vietati:
Ghumpomon
Foiana
Ghapta
….’
La Shuntana fu uno dei primi strumenti ad essere banditi. Gli strumenti a corde vennero eliminati quasi tutti all’inizio della presa di potere del Sokoz. Sokoz sta per Sopol kominte Zurama: unione amministrativa centrale. E’ il braccio politico dei sauri ‘alti’. I Sauri Alti sono i vincitori della Guerra, assieme al Popolo dei Mammiferi del Nord. Sia gli Alti, quanto i Nordici, non amano fare musica, anzi, sembra quasi la detestino. Quelli come me e moltissimi di quanti appartengono alla stessa razza del prete, gli umani, invece hanno un’idea e un amore del tutto diverso verso la musica. La gente simile a me trova nella musica il fuoco attorno cui ascoltare le storie di antichi mondi persi, e gli umani attorno a quel fuoco desiderano danzare. Noi raramente cantiamo, ma accade. Più di frequente sono gli umani a intonare melodie vocali. Ma da tempo ci venne interdetto di ascoltare il canto. Poi il divieto venne esteso anche agli umani, loro non dovettero più cantare. La voce fu il primo strumento a venire interdetto.
Ma nella mia caserma un qualcosa di musicale veniva tollerato. Il nostro comandante era una persona ragionevole e pensò che il divieto sulle passioni sarebbe stato deleterio per le sue truppe, lasciò così in molti di noi, le segrete inclinazioni.
Nonostante la tolleranza verso sporadici concerti messi in piedi alla buona, da un trio di racconta storie, con solo una Shurana un Flauto Dolce e un narratore, nessuno qui poteva ascoltare il canto degli umani. I militari umani erano separati da noi. Vivevamo in luoghi e tempi diversi. Scorre un racconto fra le due specie, così orrendo da tenerle separate da un muro di odio e di incomprensione reciproci. Si dice che circa settantamilioni di anni fa il mondo venne sconvolto da un bombardamento termonucleare globale. O meglio, del bombardamento è la mia razza a parlarne, gli umani, al contrario, dicono che fu un meteorite, un accidente del tutto naturale. Ma questa diversa visione dell’evento ha una sua precisa collocazione storica. Noi siamo stati scientificamente ‘estinti’ dal nostro mondo per il volere del Sokoz. Dopo di noi comparsero i primi umani. In realtà noi come questi ultimi, siamo contemporanei. E forse noi siamo un po’ più ‘nuovi’ degli umani. Il Sokoz, i Sauri Alti, videro che eravamo ottimi elementi per servire in un esercito e dare manovalanza ai loro mondi amministrati, non ci permisero quindi di vivere in un mondo nostro, ne’ di evolvere altre classi produttrici o una società diversa, da quella in cui viviamo da ere. Al contrario gli umani non essendo molto abili alle mansioni militari, ne’ all’esplorazione di altri universi, rimasero nel loro mondo. Il problema è che se pure la mia gente fosse rimasta nello stesso mondo originario, si sarebbe incontrata con gli umani, ed è probabile che tale incontro non fosse stato accettabile per i parametri evolutivi programmati dal Sokoz e dai Nordici. Sicchè una delle due specie avrebbe dovuto lasciare il campo libero all’altra. Si decise di ‘estinguere’ dal mondo la nostra gente, e mantenervi la famiglia umana. Oggi anche questa ha raggiunto un modello adeguato di funzionamento per essere impiegata nelle linee dell’esercito. Anche se non è effettivamente operativa, la razza umana, comincia a coprire alcuni incarichi interessanti. Non prese parte alla Guerra, e questo fu un punto di attrito fra il Sokoz e i Nordici. Questi ultimi vollero far coprire a gente umana alcuni luoghi di potere strategici, sia pure senza esperienze, ne’ meriti di Guerra. Alcuni umani presero ad amministrare alcuni siti di culto gestiti dal potere dei Nordici. Il Sokoz, malvolentieri, accettò la situazione, ma con una clausola: che i ministri di culto indicati dai Nordici venissero autorizzati anche dall’amministrazione centrale.
Sicché noi che ci siamo macellati sui campi di guerra, oggi siamo costretti a udire sermoni da chi, invece, se ne è sempre stato a vivere in pace nel suo mondo. Oggi non mi interessano più gli affanni della sopportazione in una simile assurdità, mi sono abituato a vivere accanto ai paradossi politici. Ma a pensarci il sangue torna sempre amaro. A differenza di quando ero più giovane, oggi so che la colpa di quanto è accaduto, non tanto appartiene alla bomba termonucleare, o al meteorite, quanto alla nostra inedia e inconsapevolezza, che ci ha legati a un destino ingiusto di sangue. Fu come se la memoria e la coscienza di un’intera specie vivente si fosse estinta al momento stesso in cui quell’assurdo incidente del cielo si schiantò nell’aria, ardendo tutto quanto esisteva sino ad allora. E il tempo, come lo spazio e la luce della mia gente fosse stata risucchiata all’interno del buco nero della deflagrazione.
Test PaintTool SAI
6 anni fa
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